Vittoriano

Altare della Patria e
Tomba del Milite Ignoto

L’Altare della Patria, l’ara votiva alla nazione, accoglie dal 1921 la Tomba del Milite Ignoto, uno degli elementi fondativi dell’identità nazionale italiana

La prima terrazza accoglie l’Altare della Patria, una grande ara votiva dedicata alla nazione italiana. Progettato dallo stesso architetto del Vittoriano, Giuseppe Sacconi, l’Altare fu eseguito dallo scultore lombardo Angelo Zanelli. Il concorso era ancora in atto al momento dell’inaugurazione del Vittoriano, il 4 giugno 1911: il modello di Zanelli, allora presentato, risultò vincitore per acclamazione del pubblico su quello dell’altro finalista, Arturo Dazzi.  Zanelli proseguì l’opera negli anni successivi, consegnandola nel 1925. 

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L’Altare della Patria è decorato al centro dalla statua de La Dea Roma. All’interno di un’edicola con il fondo di mosaico dorato, la dea si erge con il peplo romano e la pelle di capra, un elmo e una corona con teste di lupo, una lancia nella mano destra e la statuetta di una Vittoria alata nella sinistra. Sui lati ecco due bassorilievi: entrambi concepiti come cortei, essi raffigurano Il Lavoro e L’Amore della Patria

L’Altare della Patria ospita al suo interno la Tomba del Milite Ignoto, uno degli elementi fondativi dell’identità nazionale italiana. La tomba fu realizzata in obbedienza a una legge del 1921, che intendeva commemorare con un singolo caduto, non identificato, tutti i soldati morti nella Prima Guerra Mondiale. 

La salma, scelta tra undici da una donna triestina, Maria Bergamas, che aveva perso il figlio, venne trasferita a Roma fra due ali di popolo. La bara fu collocata qui il 4 novembre 1921, giorno dell’Unità Nazionale e festa delle Forze Armate Italiane. 

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Dalla terrazza su cui si erge l’Altare della Patria si accede alle due Porte dei Musei, ovvero gli ingressi agli ambienti destinati all’esposizione di materiali del periodo del Risorgimento. Esse presentano sulla sommità quattro sculture (1900-1905): La Politica del marchigiano Nicola Cantalamessa Papotti; La Rivoluzione del romano Ettore Ferrari; La Filosofia e La Guerra del leccese Eugenio Maccagnani.