Vittoriano
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Giuseppe Sacconi e la costruzione del Vittoriano (1885-1905)

Profilo di Giuseppe Sacconi

Giuseppe Sacconi (Montalto delle Marche 1854-Collegigliato, Pistoia, 1905), nato nelle Marche, si era trasferito a Roma nel 1874 e qui aveva studiato attentamente l’architettura antica e rinascimentale. Egli vinse il concorso per il Vittoriano appena trentenne con un progetto che appunto richiamava la tradizione romana e ancor più i modelli di Alberti e Bramante. 

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Ritratto di Giuseppe Sacconi, Fototeca Gilardi

Le demolizioni 

Per costruire il Vittoriano fu necessario procedere alla demolizione degli edifici che si trovavano nell’area. Furono così abbattuti, tra gli altri, i tre chiostri del Convento dell’Aracoeli, storico complesso monastico di origine medievale, la cosiddetta Torre di Paolo III, villa fortificata del XVI secolo, e il cavalcavia di collegamento con Palazzo Venezia, noto come Arco di San Marco.

Il Convento di Santa Maria in Ara Coeli in fase di demolizione durante i lavori di sistemazione dell'area di piazza Venezia in occasione della costruzione del Vittoriano a Roma

Il Convento di Santa Maria in Ara Coeli in fase di demolizione durante i lavori di sistemazione dell'area di piazza Venezia in occasione della costruzione del Vittoriano a Roma

Veduta di edifici nell'aerea del Campidoglio che furono demoliti durante i lavori di sistemazione dell'area di piazza Venezia in occasione della costruzione del Vittoriano a Roma. Sullo sfondo Torre delle Milizie

Veduta di edifici nell'aerea del Campidoglio che furono demoliti durante i lavori di sistemazione dell'area di piazza Venezia in occasione della costruzione del Vittoriano a Roma. Sullo sfondo Torre delle Milizie

La Torre di Paolo III al Campidoglio in fase di demolizione durante i lavori di sistemazione dell'area di piazza Venezia in occasione della costruzione del Vittoriano a Roma

La Torre di Paolo III al Campidoglio in fase di demolizione durante i lavori di sistemazione dell'area di piazza Venezia in occasione della costruzione del Vittoriano a Roma

Il Convento di Santa Maria in Ara Coeli in fase di demolizione durante i lavori di sistemazione dell'area di piazza Venezia in occasione della costruzione del Vittoriano a Roma

Il Convento di Santa Maria in Ara Coeli in fase di demolizione durante i lavori di sistemazione dell'area di piazza Venezia in occasione della costruzione del Vittoriano a Roma

Veduta di edifici nell'aerea del Campidoglio che furono demoliti durante i lavori di sistemazione dell'area di piazza Venezia in occasione della costruzione del Vittoriano a Roma. Sullo sfondo Torre delle Milizie

Veduta di edifici nell'aerea del Campidoglio che furono demoliti durante i lavori di sistemazione dell'area di piazza Venezia in occasione della costruzione del Vittoriano a Roma. Sullo sfondo Torre delle Milizie

La Torre di Paolo III al Campidoglio in fase di demolizione durante i lavori di sistemazione dell'area di piazza Venezia in occasione della costruzione del Vittoriano a Roma

La Torre di Paolo III al Campidoglio in fase di demolizione durante i lavori di sistemazione dell'area di piazza Venezia in occasione della costruzione del Vittoriano a Roma

La posa della prima pietra: le difficoltà geologiche e i ritrovamenti archeologici

Il 22 marzo 1885 fu posta la prima pietra del monumento. Subito apparve chiaro che era impossibile poggiare le fondamenta su di un terreno fatto di argille, sabbia, caverne e cunicoli. Altri problemi vennero dal ritrovamento di reperti importanti, compreso un tratto delle mura serviane. Sacconi fu così costretto a modificare profondamente il progetto: i costi lievitarono dai 9 milioni iniziali a ben 26,5. 

Mura serviane © Mauro Coen

Mura serviane © Mauro Coen

Mura serviane © Mauro Coen

Mura serviane © Mauro Coen

Mura serviane © Mauro Coen

Mura serviane © Mauro Coen

La posa della prima pietra del Vittoriano nel 1885, su gentile concessione del Centro Culturale Aracoeli

La posa della prima pietra del Vittoriano nel 1885, su gentile concessione del Centro Culturale Aracoeli

Difficoltà geologiche: veduta prospettica con scavo del pilone, dall’Archivio Disegni del Monumento a Vittorio Emanuele II

Difficoltà geologiche: veduta prospettica con scavo del pilone, dall’Archivio Disegni del Monumento a Vittorio Emanuele II

Mura serviane © Mauro Coen

Mura serviane © Mauro Coen

Mura serviane © Mauro Coen

Mura serviane © Mauro Coen

Mura serviane © Mauro Coen

Mura serviane © Mauro Coen

La posa della prima pietra del Vittoriano nel 1885, su gentile concessione del Centro Culturale Aracoeli

La posa della prima pietra del Vittoriano nel 1885, su gentile concessione del Centro Culturale Aracoeli

Difficoltà geologiche: veduta prospettica con scavo del pilone, dall’Archivio Disegni del Monumento a Vittorio Emanuele II

Difficoltà geologiche: veduta prospettica con scavo del pilone, dall’Archivio Disegni del Monumento a Vittorio Emanuele II

La scelta del materiale: dal travertino al botticino

Sacconi aveva inizialmente pensato di costruire il Vittoriano in travertino, caratteristico di molti edifici romani. Successivamente – forse su suggerimento del ministro bresciano Giuseppe Zanardelli – si optò per il marmo botticino. Proveniente da cave situate in prossimità di alcune cittadine del bresciano, compresa appunto Botticino, esso è noto per la compattezza e il nitore del bianco.

Ritratto di Giuseppe Zanardelli

Ritratto di Giuseppe Zanardelli

Botticino (Brescia), massi lavorati in cava pronti per il trasporto

Botticino (Brescia), massi lavorati in cava pronti per il trasporto

Ritratto di Giuseppe Zanardelli

Ritratto di Giuseppe Zanardelli

Botticino (Brescia), massi lavorati in cava pronti per il trasporto

Botticino (Brescia), massi lavorati in cava pronti per il trasporto

La decorazione scultorea

Giuseppe Sacconi era profondamente convinto dell’unità di architettura e scultura. Su questa base egli scelse personalmente gli artisti, fornì loro disegni e perfino indicazioni sul cantiere. Sotto la sua regia vennero così eseguite una buona parte della plastica architettonica e le quattro sculture alla sommità delle Porte dei Musei, raffiguranti La Politica, La Filosofia, La Rivoluzione e La Guerra. 

Nicola Cantalamessa Papotti, La Politica © Mauro Coen

Nicola Cantalamessa Papotti, La Politica © Mauro Coen

Eugenio Maccagnani, La Filosofia © Mauro Coen

Eugenio Maccagnani, La Filosofia © Mauro Coen

Ettore Ferrari, La Rivoluzione © Mauro Coen

Ettore Ferrari, La Rivoluzione © Mauro Coen

Eugenio Maccagnani, La Guerra © Mauro Coen

Eugenio Maccagnani, La Guerra © Mauro Coen

Nicola Cantalamessa Papotti, La Politica © Mauro Coen

Nicola Cantalamessa Papotti, La Politica © Mauro Coen

Eugenio Maccagnani, La Filosofia © Mauro Coen

Eugenio Maccagnani, La Filosofia © Mauro Coen

Ettore Ferrari, La Rivoluzione © Mauro Coen

Ettore Ferrari, La Rivoluzione © Mauro Coen

Eugenio Maccagnani, La Guerra © Mauro Coen

Eugenio Maccagnani, La Guerra © Mauro Coen

Il concorso per la statua del re a cavallo

L’unico scultore che Sacconi non poté scegliere fu l’autore della statua del re a cavallo. L’artista fu individuato attraverso un concorso bandito nel 1884. Dopo complesse vicende nel 1889 la vittoria arrise allo scultore friulano Enrico Chiaradia (Caneva 1851-1901). 

Modello della statua equestre di Vittorio Emanuele II

Modello della statua equestre di Vittorio Emanuele II

Gruppo di uomini fotografati nella pancia del cavallo del monumento equestre di Vittorio Emanuele II

Gruppo di uomini fotografati nella pancia del cavallo del monumento equestre di Vittorio Emanuele II

Modello della statua equestre di Vittorio Emanuele II

Modello della statua equestre di Vittorio Emanuele II

Gruppo di uomini fotografati nella pancia del cavallo del monumento equestre di Vittorio Emanuele II

Gruppo di uomini fotografati nella pancia del cavallo del monumento equestre di Vittorio Emanuele II

La ‘tragedia della statua’

Sacconi fu estremamente scontento della scelta di Chiaradia, perché giudicava il suo linguaggio verista non compatibile con il classicismo del Vittoriano. La statua, alla morte di Chiaradia, nel 1901, completata dal fiorentino Emilio Gallori (Firenze 1846-Siena 1924), una volta posta in opera conquistò il pubblico, ben lieto di potervi riconoscere i tratti dell’amato sovrano. 

Statua di Vittorio Emanuele II © Mauro Coen

Statua di Vittorio Emanuele II © Mauro Coen

Statua di Vittorio Emanuele II © Mauro Coen

Statua di Vittorio Emanuele II © Mauro Coen

Statua di Vittorio Emanuele II © Mauro Coen

Statua di Vittorio Emanuele II © Mauro Coen

Statua di Vittorio Emanuele II © Mauro Coen

Statua di Vittorio Emanuele II © Mauro Coen

Statua di Vittorio Emanuele II © Mauro Coen

Statua di Vittorio Emanuele II © Mauro Coen

Statua di Vittorio Emanuele II © Mauro Coen

Statua di Vittorio Emanuele II © Mauro Coen

Un’innovazione del progetto: l’Altare della Patria

Durante la costruzione del monumento Giuseppe Sacconi decise di inserire al suo interno una grande area votiva dedicata alla nazione italiana, seguendo un modello già sperimentato in Francia. L’architetto progettò di collocarla sul primo terrazzo, proprio sotto la statua di Vittorio Emanuele II a cavallo. 

Altare della Patria © Mauro Coen

Altare della Patria © Mauro Coen

Altare della Patria © Mauro Coen

Altare della Patria © Mauro Coen

Altare della Patria © Mauro Coen

Altare della Patria © Mauro Coen

Altare della Patria © Mauro Coen

Altare della Patria © Mauro Coen

Altare della Patria © Mauro Coen

Altare della Patria © Mauro Coen

Altare della Patria © Mauro Coen

Altare della Patria © Mauro Coen